Mostre


LA FORMA DI UN'IDEA

7 novembre - 10 dicembre 2014

collettiva con opere di Pino Pinelli, Umberto Mariani, Giorgio Griffa, Mario Radice, Massimo Kaufmann, Augusto Garau, James Brown, Peter Schuyff, Tobia Ravà, Armando Marrocco


Da Platone in poi filosofi, artisti, letterati, poeti, si sono interrogati su come le idee si possano tradurre in forme intellegibili per l’uomo. Dal 7 novembre al 10 dicembre 2014, con la collettiva “La forma di un’idea”, la Galleria de’ Bonis si inserisce in questo secolare dibattito trasformando il suo spazio espositivo in una platonica “caverna” sulle pareti della quale dieci artisti (Pino Pinelli, Umberto Mariani, Giorgio Griffa, Mario Radice, Massimo Kaufmann, Augusto Garau, James Brown, Peter Schuyff, Tobia Ravà, Armando Marrocco) disporranno le loro idee tradotte in forma.

Ognuno di loro ha scelto un modo per rappresentare la propria idea dell’essenza dell’arte e del modo attraverso le forme che sente più vicine.

Pino Pinelli (Catania, 1938) lavora su moduli geometrici e colori primari, alla superficie e al vibrato dei quali mostra molta attenzione e li combina insieme per formare un nuovo lessico. I suoi moduli monocromi sono simboli del concetto stesso di pittura e rientrano nella corrente della “Pittura analitica”.

Umberto Mariani (Milano, 1936) ci racconta che l’essenza del suo mondo – il mondo dell’Arte – è il panneggio: un elemento che si trova nelle opere di quasi ogni epoca e che ha costituito uno dei banchi di prova principali su cui si sono misurati da sempre gli artisti.

Giorgio Griffa (Torino, 1936) è uno tra i principali e più originali esponenti della ricerca pittorica contemporanea dagli anni '60 e membro del MAC – Movimento Arte Concreta. Griffa sembra sempre alla ricerca di una formula matematica aurea, che incarni l’idea della perfezione. In questa sua indagine senza sosta combina numeri e tratti colorati in un’armoniosa fusione di rigore e fantasia. Ha conosciuto grande fortuna negli Stati Uniti dove ha lavorato con le celebri gallerie di Ileana Sonnabend e Casey Kaplan

Mario Radice (Como, 1898 - Milano, 1987) all’interno del fervido gruppo degli Astrattisti Comaschi, si cimenta sul dinamismo plastico di forme geometriche modulari che rivelano la frequentazione di famosi architetti razionalisti Terragni, Lingeri, Sartoris e Cattaneo.

Massimo Kaufmann (Milano, 1963) usa il colore come una partitura musicale e cerca un nuovo linguaggio per tradurre il mondo in forme diverse da quelle conosciute all’occhio umano. Le opere di Kaufmann sono state acquisite da importanti musei e istituzioni come la Fondation Cartier a Parigi, Martin Gropius Bau a Berlino, De Appel Arts Center a Amsterdam, Palais Lichtenstein e Fondazione Ludwig a Vienna, Sperone-Westwater e Bronx Musem a New York, Musee d'Art Contemporaine a Nizza, Galleria Nazionale d'arte Moderna a Roma, PAC, Triennale, Collezione Palazzo Reale a Milano oltre che da musei di Graz, Sarajevo, Tel Aviv.

Augusto Garau (Bolzano, 1924) è stato uno dei fondatori del MAC – Movimento Arte Concreta e la sua produzione più nota è basata su una ricerca geometrica estremamente pulita e analitica, con campiture di colore che si intersecano a creare nuove vibrazioni tonali all’interno di rigorosi labirinti su più piani compositivi.

James Brown (Los Angeles, 1951) e Peter Shuyff (Baarn, The Netherlands, 1958) fanno parte di una serie di autori che hanno visto la loro “esplosione artistica” negli anni ’80 e che astraggono il mondo in forme più morbide e dall’aspetto “organico” rispetto agli altri autori di questa collettiva e per questo costituiscono un interessante contrappunto alla ricerca.

Tobia Ravà (Padova, 1959) è un artista di cultura ebraica e muove la sua ricerca espressiva in vari contesti dall'ebraismo, alla logica matematica, all’arte contemporanea. Laureato in Semiologia delle Arti all’Università di Bologna, allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese, Flavio Caroli, dal 1977 espone in mostre personali e collettive in Italia, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, Giappone e Stati Uniti. Nel 1983 è tra i fondatori del gruppo bolognese AlcArte, attivo all’Università di Bologna (DAMS), con l’intento di coniugare il fare arte all’epistemologia.

Armando Marrocco (Galatina, 1939), esponente di spicco dell’Arte Comportamentale, legato da rapporti di amicizia e collaborazione a Pierre Restany, Lucio Fontana, Jean Tinguely. Gran parte della sua ricerca ruota intorno al ruolo della materia assemblando insieme elementi diversi. Celebri sono i suoi “intrecci”, apprezzatissimi esempi di “arte cinetica”, di cui proponiamo un esemplare in mostra.  Marrocco ha realizzato anche una serie di opere monumentali come la Città Palafitta, (1988), voluta da Pierre Restany per il Parco Olimpico di Seoul in Corea. Un discorso parallelo merita l'attività dell'artista in ambito sacro con innumerevoli installazioni in varie Basiliche d'Italia. Tra le tante si ricordano gli arredi sacri della Basilica di Santa Rita da Cascia (1978-88), i tre portali bronzei del Santuario di Santa Maria di Leuca (1999), il portale bronzeo del Duomo di Lecce (2000).

La mostra sarà visitabile dal 7 novembre al 10 dicembre 2014 secondo i seguenti orari: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, il giovedì dalle 10.00 alle 13.00.

Per informazioni: tel. 0522-580605 / 338-3731881 info@galleriadebonis.com

 


AMERICA ANNI '80 - Baechler, Bleckner, Brown, Shuyff, Taaffe

30 novembre 2013 - 19 gennaio 2014

AMERICA ANNI ‘80

Baechler, Bleckner, Brown, Shuyff, Taaffe

Dal 30 novembre al 19 gennaio  con la collettiva “America anni ‘80” la Galleria de’ Bonis ripercorrerà un’affascinante parte della pittura americana attraverso il lavoro di alcuni degli artisti più significativi di quel periodo: James Brown, Donald Baechler, Ross Bleckner, Philip Taaffe e Peter Shuyff.

Percorsi diversi per risultati e modalità espressive che hanno prodotto dipinti ipnotici e misteriosi di fronte ai quali ci si può fermare per ore venendone quasi risucchiati.

 

James Brown (Los Angeles, 1951) è qui rappresentato da un nucleo di dipinti della sua serie “Opus contra Naturam”, realizzati nel suo studio di Oxaca, in Messico fra il 1993 e il 1994. Dopo le ricerche del periodo newyorkese che lo vedevano dividere con Jean-Michel Basquiat e Keith Haring la scena del graffitismo, quelle anni Novanta sono opere dalla forte impronta introspettiva che parlano di radici, di ricerca di sé, attraverso un viaggio interiore che l’artista compie per primo per poi proporlo anche al suo pubblico. Brown dipinge con colori naturali realizzati da lui stesso insieme agli indios locali: i suoi soggetti sono elementi vegetali come piante, cactus, fiori. Il supporto di cui si serve sono antiche mappe che ancora portano i segni di ripetute piegature da viaggio.

Donald Baechler(Hartford, Connecticut, 1956). Baechler in un primo momento segue, seppur con ironia, la strada del primitivismo, ma approda poi ad una semplicità essenziale, che capovolge i canoni dell'arte classica. La bellezza per Baechler è la semplicità che associa alla purezza dell'infanzia, il tempo della curiosità e dei giochi e della prima alfabetizzazione. Un esempio su tutti è l'opera con il gelato, un pezzo dalla sorridente spensieratezza pop. Quasi una cifra stilistica di Baechler sono le opere con forme a silhouette nere. L'Artista opera come un collezionista di forme che cerca, seleziona, isola creando pezzi di grande impatto visivo. Sue opere sono conservate al Moma e al Guggenheim di New York, al Moca di Los Angeles e al Centre Pompidou di Parigi.

Ross Bleckner (New York, 1949) Bleckner lavora utilizzando l'aerografo creando un insieme di macchie che diventano un linguaggio personalissimo di ispirazione scientifica. Le sue opere evocanol'universo cellulare, la rappresentazione di particelle organiche che si scompongo si moltiplicano assorbendo lo spettatore in modo ipnotico.

Le opere di Bleckner, artista di fama mondiale, sono nelle collezione di musei come il MOMA e il Whitney Museum of American Art di New York, il MOCA di Los Angeles, il Museo National Centro de Arte Reina Sofia di Madrid.

 

Philip Taaffe (Elizabeth, New Jersey, 1955) Il suo è un approccio all’arte come pratica tribale. Fin dagli anni Ottanta cattura immagini che riproduce sulla tela e sulla carta con le più diverse tecniche artistiche e artigianali: blockprint, stampi di gomma, serigrafia, collage. La produzione artistica di Taaffe ricorda il lavoro di uno scriba che raccoglie e registra il sapere collettivo, i miti, i simboli di un’epoca tramandandoli da una generazione all’altra assicurandone la sopravvivenza. Taaffe è particolarmente affascinato da alcuni aspetti della natura, da esseri viventi come meduse e anemoni di mare per esempio. Ma lo incuriosiscono altresì elementi ornamentali a incastro, emblemi e simboli, per lui incessanti fonti di ispirazione. I pattern di Taaffe non sono mai perfettamente regolari pur nella loro apparente ripetitività, così come non lo è la natura

Peter Shuyff (Baam, Olanda, 1967). Artista dalla espressività complessa e varia. Per quanto riguarda le arti visive Shuyff è famoso per la pratica del painting on found painting attraverso la quale dipinge motivi geometrici su opere figurative di poco valore, ma soprattutto per opere quasi optical dove si rivela tutta la sua maestria. Opere di grandissima luminosità in cui con un sapiente utilizzo di velature successive e con un nuovissimo, affascinante  processo di chiaroscurale.

 

AMERICA ANNI ’80 - Collettiva con opera di Baechler, Bleckner, Brown, Shuyff, Taaffe

30 novembre 2013 – 19 gennaio 2014

Inaugurazione sabato 30 novembre ore 17.30

Catalogo in galleria con presentazione sabato 14 dicembre

Sponsor M1

Orari di apertura: da martedì a sabato ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00.

Orari festività natalizie: 22-23-24 dicembre su appuntamento

25-26 dicembre chiuso

27-28 dicembre 10.00-13.00 e 16.00-19.00

29-30-31 dicembre su appuntamento

 

1-2-3-4-5-6 chiuso per ferie


RENATO GUTTUSO

26 maggio - 14 luglio 2012

 

Sabato 26 maggio inaugura a Reggio Emilia il nuovo spazio espositivo della Galleria de’ Bonis che, dalla vecchia sede di Via Emilia San Pietro, si trasferisce in un nuovo locale su Viale dei Mille, al numero 44/B (occupato in precedenza dalla storica Galleria Zamboni) oggetto, nelle ultime settimane, di una pubblicità enigmatica. Per primo è comparso un punto interrogativo su una vetrina oscurata, poi alcune cornici vuote, poi una firma: indizi che, svelati uno per volta, hanno creato a Reggio una certa curiosità intorno alla location.

La nuova Galleria de’ Bonis sarà più visibile, più accessibile, più luminosa e rispecchierà le nuove esigenze del mercato.

Il modo di proporre - e vendere - arte è cambiato: si aprono dinamiche più flessibili e sempre più spostate nell’ambito del web. Lo spazio-galleria dunque cambia e si rinnova di conseguenza. Pur mantenendo la sua formula di sala mostra e punto di incontro per collezionisti, appassionati e operatori del mondo della cultura, riduce la formula del negozio per potenziare quella di “Art-Agency”. Maggior spazio sul web con un sito aggiornato e dinamico, la presenza su tutti i maggiori social-network (Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram, Youtube) e su prestigiosi portali d’Arte come l’internazionale Artprice.

Più piccola negli spazi, più grande, dinamica e moderna nei contenuti dunque.

La Galleria de’ Bonis sceglie di iniziare questa nuova avventura con un grande classico: una mostra di Renato Guttuso, nel centenario della sua nascita, che precorre le grandi celebrazioni nazionali del prossimo autunno e sottolinea il forte legame che, nonostante tutto, la galleria, manterrà con la tradizione.

In mostra, dal 26 maggio al 14 luglio, 20 pezzi unici e 11 litografie che illustrano il percorso dell’artista spaziando fra diverse tecniche - dalle classiche chine, alle gouache all’olio – e diversi soggetti a lui cari: i contadini e la gente del popolo, le sensualissime donne – prima fra tutte la sua musa, Marta Marzotto -, le splendide nature morte.

Una rassegna ampia e completa che aiuta a tratteggiare il complesso profilo di uno degli artisti più intensi del ‘900 italiano.


FLASH D’ARTE - Mostre veloci, selezionate, brillanti. MARCO LODOLA

19-31 ottobre 2012

 

I “Flash d’arte proseguono con Marco Lodola, artista eclettico e curioso, che ha stretto varie collaborazioni in ambito musicale (Timoria, Omar Pedrini, Max Pezzali), ha ridisegnato il logo del traforo del Montebianco e ha realizzato una scultura-icona per Hilton Hotels.

Lasciate le atmosfere cupe e inquietanti che permeavano i dipinti di Carla Bedini, ci avventuriamo nel mondo pop, colorato e luminoso di Marco Lodola. Un universo fatto di simboli archetipici e di icone ammiccanti, che con il loro impatto comunicativo l’hanno portato a realizzare scenografie e installazioni per film e trasmissioni, concerti e sfilate, passando dallo spettacolo alla musica e alla moda.

In mostra, un’interessante collezione delle sue famose “scatole luminose”, con una varietà di opere che vanno dalla classica “Mini” a “Totò swing”, che riprende la scenografia di una trasmissione televisiva di Renzo Arbore. 

L’esposizione, che sarà inaugurata venerdì 19 ottobre, alle ore 18.00, con un aperitivo in galleria (V.le dei Mille, 44/B), sarà visitabile fino al 31 ottobre, da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-19.00, chiuso giovedì pomeriggio. Per informazioni: info@galleriadebonis.com.

“Flash d’arte” è il nome della serie di mostre che la Galleria de’ Bonis ha in calendario per l’autunno. Le esposizioni hanno tutte caratteristiche comuni: artisti selezionati, pochi pezzi sceltissimi ed una rotazione costante, per mostre veloci e brillanti.




FLASH D’ARTE - Mostre veloci, selezionate, brillanti. MASSIMO LAGROTTERIA

2 -15 novembre

La città e il suo movimento sono protagonisti delle opere di Riccardo Luchini, l’artista che abbiamo scelto per il prossimo “Flash d’arte”, dal 30 novembre al 13 dicembre 2012.

Luchini (Milano, 1949) è docente presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara ed è esponente di quel paesaggismo urbano che ben incarna lo spirito dei nostri tempi. Le sue città, colte sempre con tagli cinematografici in movimento, sono anche interessanti metafore dell’animo umano, dove il grigio e i toni freddi sono dominanti, dove la solitudine è protagonista, dove si esperisce l’instabilità delle cose e dell’esistenza stessa.

Come scrive Giuseppe Cordoni “Anche le cose, per esistere, esigono attenzione ed amore; altrimenti finiscono per dissolversi, come le città che ci spariscono dallo sguardo: quali non fossero mai esistite, se cessiamo di contemplarle”.

 

Guardare le vedute di Luchini non è affacciarsi all’esterno su una città, ma all’interno, sulla propria interiorità.


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