Mostre


Evita Andújar: Arteam Cup Focus Reggio Emilia. Ricognizioni In Contemporanea

04 maggio - 01 giugno 2019

Evita Andújar espone le opere ad acrilico su tela della serie “Stolen Selfies”.
Protagonista della sua ricerca è la figura femminile, generalmente ritratta all’interno di ambienti domestici in cui si assiste ad una progressiva liquefazione dell’immagine. Nell’epoca in cui il tema del furto dell’identità è estremamente attuale, l’artista si “appropria” di alcuni autoscatti pubblicati in rete, che diventano la base per un racconto “altro”, nel quale si condensano storie e memorie, accensioni luministiche ed improvvisi slanci poetici. La definizione del dettaglio lascia il posto a pennellate ampie, colme di pathos, capaci di trasformare l’immanenza del soggetto in una visione mistica.

La figura femminile è protagonista di questi dipinti ed è raffigurata con veloci pennellate che esaltano la fluidità del colore, del movimento e dell’identità stessa del soggetto.

Come scrive Chiara Serri nel suo testo critico: “Dalla tecnica classica dell’affresco trae la velocità d’esecuzione e le sovrapposizioni successive di colore, dalla realtà contemporanea le dinamiche identitarie e la continua ricerca di un riconoscimento personale e sociale, tra tutela della privacy e condivisione del sé”.
“Un percorso che dal particolare (il selfie di una donna) volge al generale (una figura femminile la cui identità viene negata dal gesto pittorico o offuscata da campiture grigie che ne velano il volto, in modo tale che ognuno di noi vi si possa riconoscere), tornando infine al particolare, ovvero alla vita dell’artista, che empaticamente si identifica con il soggetto ritratto.
Non è più la posa seducente della modella ad attirare lo sguardo, ma la forza della pittura, che si coagula intorno alla figura umana: la scioglie, la sdoppia, la cancella, operando una de-costruzione tesa ad eliminare tutto ciò che non è necessario”.

l'Artista nata nel 1974 in Spagna, vive e lavora a Roma. Ha studiato Pittura e Restauro all’Accademia di Belle Arti di Siviglia. Nel 2000 viene in Italia come borsista all’Accademia di Spagna in Roma. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è stata invitata a partecipare a mostre nazionali ed internazionali. Ha una predilezione per le figure umane che reinterpreta con la sua personale ricerca “liquida”.

La mostra di Evita Andújar è parte di "Arteam Cup Focus Reggio Emilia. Ricognizioni In Contemporanea", progetto promosso dall’Associazione Culturale Arteam di Albissola Marina (SV) e da cinque gallerie reggiane aderenti alla rete di "In Contemporanea". 
www.arteam.eu, www.incontemporanea.eu.

Evita Andújar
A cura di Chiara Serri

Reggio Emilia, Galleria de’ Bonis, 4 maggio – 1 giugno 2019

 

 

 


MARIO TOZZI, GEOMETRIA DELLA PUREZZA

23 febbraio - 30 marzo 2019

Dal 23 febbraio al 30 marzo 2019 la Galleria de’ Bonis, in collaborazione dell’Archivio Tozzi, ospiterà una mostra monografica dedicata a Mario Tozzi, un grande maestro nel ‘900 che sta vivendo un felice e fortunato momento storico.

Protagoniste dell’esposizione saranno diverse opere rappresentative del periodo più ricercato dell’artista, quello dei fondi bianchi di Suna (indicativamente da metà anni ’60 a metà anni ‘70), che prende il nome dalla località sul lago Maggiore nella quale Tozzi ha risieduto per tanti anni.

Si tratta di opere che fanno parte della maturità del pittore, caratterizzate da fondi bianchi, gessosi e spatolati, che ricordano l’intonaco e l’affresco.

Accanto a questi dipinti trovano spazio in mostra opere precoci, del secondo decennio del ‘900, che mostrano già una grande perizia pittorica e una straordinaria sensibilità cromatica, come “Notturno” del 1912, una chicca per collezionisti.

La pittura di Tozzi è enigmatica e fuori dal tempo, la sua ricerca ruota intorno ad una gamma cromatica raffinata e selezionata che gioca sui toni del bianco e del rosa, tingendosi talvolta di nero e illuminandosi di azzurro.

Le sue figure femminili sono ieratiche e lontane come divinità, protette da una geometria silenziosa abitata da piccole figure stilizzate, oggetti e linee che costituiscono quasi un lessico misterioso dell’artista.

Nato nel 1895 a Fossombrone, vicino a Urbino, Mario Tozzi vive gran parte della sua vita a Suna, sul Lago Maggiore, nella residenza di famiglia. Negli anni ‘20 si trasferisce insieme alla moglie, di origine francese, a Parigi. Artista colto e raffinato, grazie alla ricchezza della sua formazione, fonda il “Groupe des Sept” (conosciuto come “Les Italiens de Paris”) con Campigli, De Pisis, Paresce, De Chirico, Savinio e Severini. “Mostri sacri” dell’Arte Italiana, questi giovani artisti domineranno la scena artistica nella Parigi degli anni ‘20 e arriveranno ad affermarsi a livello internazionale.

Mario Tozzi (Fossombrone, 30 ottobre 1895 – Saint-Jean-du-Gard, 8 settembre 1979) è un artista chiave per il ‘900 italiano. Con uno stile dai volumi puri muove la sua ricerca sul corpo umano, quello femminile in particolare, studiandone la sacralità nelle forme geometrizzanti e lo sguardo, vuoto sul mondo esteriore e tutto rivolto a quello interiore.

La mostra, ad ingresso gratuito, verrà inaugurata sabato 23 febbraio alle ore 17.00 e sarà visitabile fino al 30 marzo 2019, dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, il giovedì dalle 10.00 alle 13.00. Per informazioni: tel. 0522 580605, cell. 338 3731881, info@galleriadebonis.com, www.galleriadebonis.com.


FABIO GIAMPIETRO, "THE LEAP"

15 DICEMBRE 2018 - 19 GENNAIO 2019

Dopo un percorso internazionale, importanti mostre istituzionali (Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Palazzo Reale e La Triennale a Milano, solo per citarne alcune) e la vittoria del “Lumen Prize”, riconoscimento britannico che premia il meglio del binomio arte-tecnologia, le opere dell’artista milanese Fabio Giampietro tornano, dal 15 dicembre 2018 al 19 gennaio 2019, alla Galleria de’ Bonis. L’esposizione, intitolata “The leap” (il salto), sarà inaugurata sabato 15 dicembre alle ore 18.00, alla presenza dell’artista.

In mostra saranno esposte le sue famose “vertigo”, giungle di grattacieli visti dall’alto con prospettive vertiginose che, in questi anni, si sono arricchite di ricerca e di tecnologia, ormai non più classificabili semplicemente come paesaggi urbani ma come visioni interiori magnetiche e metafisiche.

Allo spettatore è riservato un punto di vista ben preciso, che si trova sulla sommità di un grattacielo, dal quale si è spinti a guardare verso il basso, sentendosi quasi risucchiati nel vuoto. Lo sguardo, tuttavia, non è rivolto all’esterno, ma all’interno.

Stando nella giungla di cemento della nostra vita siamo attratti e spaventati allo stesso tempo dal guardare dentro di noi alla ricerca di un punto fermo, di un vero centro, di una nostra identità autentica che spesso viene annullata dalla quotidianità e dalle convenzioni sociali (che si possono ritrovare nei grattacieli, spersonalizzati e tutti uguali).

Le opere di Fabio Giampietro sono un invito a vincere le nostre paure, a guardare verso il basso senza timore di cadere, a “saltare (to leap)” dentro di noi e ad affrontare le luci e le ombre che abbiamo nascoste nel profondo.

L’ultimo ciclo di dipinti, presenti in mostra, vede comparire sui grattacieli anche dei galeoni che conferiscono alle opere un senso di straniamento ancora maggiore, intervenendo sulle nostre idee di tempo e spazio, unendo antico e moderno, ciò che sta in alto e ciò che sta in basso, per costruire una nuova dimensione. Alberi fluttuanti, grattacieli che si trasformano in onde, quadri dentro il quadro, vascelli in bilico sui tetti popolano le opere in mostra alla Galleria de’ Bonis, molte delle quali sono di grandi dimensioni.

Ciò che rende unica la mostra, facendola diventare esperienziale, è la possibilità di entrare letteralmente dentro il quadro, provando il brivido della vertigine attraverso il visore per la realtà virtuale che permetterà al pubblico di interagire con le opere superando la loro bidimensionalità.


LA PITTURA IN ITALIA, ANNI '30 - ANNI '50

18 novembre 2017 - 13 gennaio 2018

“La pittura in Italia, anni ’30 – anni ’50” è una ricca collettiva che, fino al 13 gennaio 2018, si propone di esplorare lo scenario artistico nazionale in tre decenni cruciali per la storia italiana.

In quegli anni, prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia vede la stabilizzazione del fascismo, lo scoppio della Guerra, l’uscita dal conflitto e una lenta ricostruzione.

Molti artisti furono coinvolti o si impegnarono attivamente su fronti diversi: chi si mise al servizio del fascismo (come Sironi), chi entrò nelle file della Resistenza (come Guttuso, Morlotti, Birolli), chi rimase neutrale e proseguì la propria attività artistica in modo pressoché immutato, come Morandi, che continuò a dipingere le sue nature morte e i paesaggi familiari, quasi a proteggersi dallo sconvolgimento che scuoteva l’Italia.

In mostra saranno esposti importanti olii dei più grandi artisti figurativi del Novecento Italiano, che hanno scritto la storia della pittura soprattutto in quei tre decenni: Renato Guttuso, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Renato Birolli, Alberto Gianquinto, Mino Maccari, Ennio Morlotti, Alberto Sughi, Renzo Vespignani.

Le opere sono in parte inerenti agli eventi bellici, alla ricostruzione e alle relative conseguenze, e in parte del tutto avulse, per osservare come si è sviluppato lo stile pittorico e il sentire personale di ciascuno di essi in quegli anni “caldi”.

La guerra e l’attualità sociale e politica in anni particolarmente intensi, infatti, non sono sempre presenti nella pittura in modo diretto, ma influenzano fra le righe lo stile degli artisti. È dunque particolarmente interessante osservare la produzione dei principali artisti italiani duranti questi anni di cambiamenti, di declino, di guerra, di ricostruzione.

Nel trentennio ’30 – ’50, del resto, nacquero e si svilupparono importanti movimenti artistici dei quali alcuni degli artisti in mostra fecero parte, per esempio Corrente, cui aderirono Guttuso, Birolli e Morlotti, e il Fronte Nuovo delle Arti. Le tensioni sociali infatti, come spesso accade, fecero da propulsore per lo sviluppo artistico e culturale del Paese.

L’arte è stato uno strumento per esorcizzare gli spettri durante gli anni più duri per il nostro Paese e poi uno strumento di catarsi per il superamento del trauma bellico. L’arte negli anni ’40 fu anche un grande propulsore per la ricostruzione culturale del Paese su basi di rinnovata consapevolezza, nate dall’aver elaborato e metabolizzato gli eventi storici.

La mostra è visitabile dal 18 novembre 2017 al 13 gennaio 2018, con ingresso libero, secondo i seguenti orari: da martedì a sabato ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00. Per le festività natalizie la galleria sarà chiusa in data 24, 25, 26, 30, 31 dicembre 2017 e 1, 2, 6 gennaio 2018. Per informazioni: tel. 0522 580605, cell. 338 3731881, info@galleriadebonis.com, www.galleriadebonis.com.

 

 


ALBERTO MANFREDI "PETITS PLAISIRS"

24 aprile - 13 maggio 2015

ALBERTO MANFREDI

Petits Plaisirs

 

Con i “Petits Plaisirs” di Alberto Manfredi, la Galleria de’ Bonis di Reggio Emilia  rende omaggio ad un grande artista della sua città.

La mostra, in programma dal 24 aprile al 13 maggio 2015, presenta una selezione di opere di piccolo formato, realizzate dal 1959 al 1995.

I dipinti scelti hanno come soggetti le donne, i paesaggi cittadini e gli interni tanto cari al Maestro. “Petits Plaisirs”, praline, piccoli momenti di piacere, da gustarsi poco a poco.

Nonostante Mino Maccari, di cui fu assistente all’Accademia di Roma, lo chiamasse ironicamente “l’emiliano”, Manfredi si è sempre distinto per un modo di dipingere scevro da ogni provincialismo e anzi permeato da una profonda cultura di matrice europea, tedesca e francese soprattutto.

Se la laurea in Lettere ha arricchito le sue opere di quelle atmosfere che si respirano nei romanzi di Kafka, La Fontaine, Baudelaire e Campana (che Manfredi ha anche illustrato), la conoscenza della Storia dell’Arte ha rivestito la sua pennellata con citazioni colte: le sue radici protonovecentesche si rivelano, infatti, in inevitabili rimandi a Modigliani, Beckmann e Grosz.

Erotismo e ironia, malinconia e disincanto, scomposizione e profondità emergono da tutte le opere selezionate dalla Galleria de’ Bonis, in un clima parigino anni ’30 che si ritrova sia nei soggetti femminili, con le loro atmosfere di bordelli e can-can, sia nei paesaggi, con quei tetti e comignoli da Ville Lumière e i tavolini da bistrot.

Una piacevole e insolita contraddizione, per finire, rende uniche le figure femminili di Manfredi, nelle quali si fondono sguardi duri, profili taglienti e pose sensuali.

La personale sarà visitabile fino al 13 maggio 2015, dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, giovedì dalle 10 alle 13, aperto 25 aprile, chiuso 1 maggio. Per informazioni: tel. 0522 580605, cell. 338 3731881, info@galleriadebonis.com.

Alberto Manfredi (Reggio Emilia, 1930-2001) è stato pittore ed incisore. Laureato in Lettere all’Università di Bologna ha detenuto per molti anni la cattedra di incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Numerosissime sono le mostre personali che hanno sancito la fama di questo artista anche fuori dai confini locali: alla Galleria del Milione e alla Galleria Il Mappamondo di Milano, alla Galleria Pananti di Firenze, al Palazzo del Parlamento Europeo di Strasburgo, alla Bouquinerie de l’Institut di Parigi, culminate pochi mesi prima della sua scomparsa in una grande mostra antologica di oltre cento dipinti, organizzata a Palazzo Magnani nella sua Reggio Emilia.

 

 

ALBERTO MANFREDI

Petits plaisirs

24 aprile – 13 maggio 2015

Galleria de’ Bonis

Viale dei Mille 44/B, Reggio Emilia

Orari di apertura: martedì-sabato 10-13 e 16-19, giovedì 10-13, aperto 25 aprile, chiuso 1 maggio.

Per informazioni: tel. 0522 580605, cell. 338 3731881, info@galleriadebonis.com, www.galleriadebonis.com

 

Ufficio Stampa:

CSArt - Comunicazione per l’Arte

Via S. Pietro Martire 16/A, Reggio Emilia

 

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